La vita come un parco avventura: si va sempre avanti

Non ci potevo credere! Immobile sulla pedana, con l’imbragatura ben stretta e lo sguardo fisso nel vuoto: avevamo pensato tutti che dopo la prima salita non volesse proprio proseguire. E invece, trascorsi lunghi interminabili minuti, ecco in un attimo Ali lanciarsi nel vuoto e concludere quel volo con un magnifico sorriso.

Nella settimana di Ferragosto, con i ragazzi del centro di accoglienza “Tata Giovanni” e gli operatori in turno, eravamo al Parco “Vivi Avventura”. Un po’ per il gran caldo, un po’ per via dei giorni di festa, non c’era troppa gente. Qui, immersi nella natura, si trovano percorsi attrezzati in quota su grandi alberi, con differenti livelli di difficoltà.

Per Ali, con un recente passato di torture in Libia e il timore rimasto verso situazioni di pericolo era una bella sfida, pur senza alcuna costrizione. Da quel primo “volo” nel vuoto ha voluto proseguire tutti i percorsi, forse, seppur nelle debite proporzioni, con un po’ di quella soddisfazione che deve aver provato arrivando in Italia.

Tra gli altri ragazzi, tutti alla prima esperienza e contenti della novità, alcuni si sono appassionati, tanto da ripetere più volte i percorsi maggiormente impegnativi.

Tutta una mattinata un po’ fuori dalla routine, in cui accrescere rapporti, smorzare le piccole tensioni che naturalmente emergono dai vissuti emotivi che i ragazzi si portano dietro, creare fiducia e tanto altro.

Nel parco, ci sono cavi sospesi nel vuoto tra due alberi da percorrere agganciati ad apposite carrucole, ponti tibetani, tratti di vere arrampicate… tutto logicamente in estrema sicurezza. Già in sé, si tratta di un’esperienza formativa, di sfida, di gestione della propria paura, di fiducia, di aiuto reciproco.

Ha attirato personalmente l’attenzione il nuovo sistema di sicurezza dell’imbragatura, non più con i classici moschettoni, ma con un gancio che che non permette di staccarsi dal cavo, né di tornare indietro. Un po’ come nella crescita di ognuno di noi: una volta nati alla vita, si va sempre avanti.

Ma l’immagine più bella raccolta sono proprio loro: accanto al sorriso quasi incredulo di Ali, ripenso alla “turbolenta iperattività” di un altro tra i più giovani, incanalata nello sforzo fisico dell’ arrampicata, rivedo i tatuaggi copti sul braccio di un simpatico egiziano un po’ tarchiato, riconoscibile così alla distanza di due campi da calcio, la delicata gentilezza di un altro divenuto amico nelle settimane precedenti di un analfabeta dai modi un po’ rozzi. Tunisini, egiziani, subsahariani, italiani, alcuni appena affacciati all’adolescenza e altri prossimi alla maggiore età. Che varietà di ricchezza umana! 

Nel periodo estivo, in particolare, pur con le difficoltà di programmazione legate ai frequenti ricambi di ragazzi e alle attività inderogabili di un centro di prima accoglienza, abbiamo sempre cercato di creare l’occasione di uscite almeno settimanali tutti insieme. Non tanto per uno scopo puramente ludico o riempitivo, ma nell’accompagnamento dei ragazzi accolti, alla luce del loro valore e delle loro variabili e molteplici specificità.

Insomma, tra i tanti, un contributo forse alla fraternità piccolo come una briciola, ma che siamo contenti di poter condividere…

Daniele Fontana
operatore Caritas diocesana

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