Don Luigi di Liegro ci indica la strada nel presente

Giustino Trincia

Riecheggiano nei nostri cuori, colmi di gioia e di gratitudine per il Signore e per il Vescovo di Roma, le parole con cui Papa Leone XIV ha concluso l’Assemblea della sua Diocesi nella Basilica di San Giovanni in Laterano, annunciando l’avvio dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità del primo direttore della Caritas di Roma.

«Ho approvato con gioia la decisione di compiere i passi necessari perché sia avviata l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità di don Luigi Di Liegro, presbitero di questa Chiesa, morto il 12 ottobre 1997».

L’eredità che ci lascia è la sua grande libertà rispetto al giudizio degli uomini, degli stessi potenti del suo tempo, per fare la volontà del Signore, dando la priorità al punto di vista degli ultimi, dei poveri, per leggere la città e per tenere insieme carità e giustizia; contemplazione e azione; compassione e capacità di osare strade nuove per dare risposte immediate a chi non poteva attendere oltre per avere l’essenziale.

Don Luigi un sacerdote, anzitutto un cristiano, che ha fatto della preghiera e dell’adesione al Vangelo la sua inesauribile fonte di ispirazione e di energia per affrontare e superare le durezze, le delusioni e le incomprensioni che hanno segnato la sua vita.

Oggi il Papa ci ha ricordato il suo volto e che il suo dono, prima che nelle tante opere che ha fatto, sta nell’avere voluto prima di tutto “vedere”, cioè ascoltare e conoscere la realtà che lo circondava; le persone e le contraddizioni che hanno abitato il suo tempo, la sua Roma.

Non ha esitato a sporcarsi le mani, perché sapeva che le parole hanno grandissimi limiti quando non si ha la forza di scelte e di comportamenti che vadano concretamente nella loro stessa direzione e siano dunque conseguenti.

La responsabilità che abbiamo come Caritas di Roma è quella oggi di batterci perché la Città riporti realmente al centro della sua agenda quei poveri che nei decenni sono molto cresciuti, come le forme, i volti di una povertà sempre più multidimensionale.

La responsabilità che abbiamo è anche quella di ritrovarsi come Chiesa in cammino alla ricerca delle scelte da compiere partendo dalla domanda che Don Luigi – ce lo ha ricordato Papa Leone – si poneva a poche settimane dalla sua morte: «Signore, dove sei?»

Ecco, dove sei Signore nelle opere, nei servizi, nei progetti, nelle attività che pure con sincero desiderio di fare bene, caratterizza oggi la nostra presenza?

E aggiungo le domande testuali che Papa Leone ha chiesto alla sua Diocesi di porsi: “Le nostre attività fanno crescere nella fede? Formano discepoli missionari? Aiutano a maturare responsabilità ecclesiali? Generano una fede adulta, capace di tradursi in scelte concrete di vita e di servizio?”

Il grande desiderio, per onorare la memoria di questo uomo di Dio che ha fondato la Caritas di Roma insieme al Cardinale Ugo Poletti, è proprio quello di una Caritas che sia libera e al tempo stesso fiduciosa nell’azione dello Spirito Santo, nel porsi di fronte ad interrogativi che ci interpellano così profondamente.

Giustino Trincia
direttore della Caritas diocesana di Roma

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