Camminare insieme stando accanto agli ultimi, alle migliaia e migliaia di persone fragili che vivono la città. Il direttore della Caritas Giustino Trincia è appena uscito dalla basilica di San Giovanni in Laterano, dove ha pregato insieme a Papa Leone XIV nel giorno in cui è diventato vescovo di Roma.
«Un momento di particolare emozione, ma anche di grande comunione nella preghiera in quella che è la sua chiesa, la chiesa locale di Roma e di grande sintonia con la città».
In che direzione deve andare il cammino da fare insieme alla città indicato da Papa Leone XIV?
«Il Santo Padre ha messo molto bene in evidenza, ha ricordato, una Chiesa che da anni sta portando avanti un’azione di ascolto della città, la necessità di partire dagli ultimi, da chi è più ai margini, dai poveri. Ed ha sottolineato il ruolo fondamentale della prevenzione».
Cosa significa?
«Occorre sì, intervenire per aiutare, ma ancor prima bisogna usare l’ascolto per prevenire situazioni di sofferenza. È una forma alta di carità anche questa. Per una città che sia maggiormente in grado di ascoltare, con una Chiesa che è chiaramente disponibile ad essere al servizio della città stessa, partendo dagli ultimi. E poi vorrei sottolineare anche l’accento messo sul tema dell’educazione dei giovani. Credo che sia un compito e un impegno che debba riguardare tutti».
Secondo lei qual è il messaggio più importante che il Papa ha mandato ai romani?
«Ascoltare, prevenire e mettersi nei panni dei più poveri, degli ultimi, dei più fragili. Perché quel punto di vista è quello più vicino al bene comune. Ai romani affacciandosi su piazza San Giovanni il Papa ha detto: “Camminiamo insieme”. Come dire: dobbiamo essere uniti, è insieme che dobbiamo fare qualcosa. I gravissimi problemi di Roma possono essere affrontati e in qualche modo non dico risolti, ma almeno presi più sul serio, solo facendo ognuno la propria parte, ognuno mettendoci qualcosa. Le singole persone, le comunità, la Chiesa, le autorità civili, i soggetti economici».
Per affrontare in primis quali problemi? Quali sono a suo avviso i più urgenti?
«C’è un tema generale che è il primato della dignità umana che attraversa trasversalmente le diverse problematiche. Purtroppo a Roma abbiamo l’imbarazzo della scelta dei problemi gravi: il tema della povertà abitativa, della povertà educativa e quindi culturale e di quella alimentare che negli ultimi anni si sta aggravando. C’è anche il tema dell’accoglienza e dell’integrazione. Sono tutte problematiche e questioni purtroppo molto calde».
La Caritas si impegna quotidianamente al fianco degli ultimi.
«La Caritas è un ufficio pastorale del vicariato di Roma, quindi della Chiesa e quindi del vescovo di Roma che è il Papa. La nostra attitudine credo che debba essere sempre questo ascolto, grazie a una rete molto capillare nelle parrocchie romane, attraverso i suoi centri di ascolto. L’altro elemento importante è pedagogico e quindi una pedagogia dei fatti: accogliere chi ha difficoltà. C’è una testimonianza legata anche all’invito ad aprire le proprie abitazioni per accogliere nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nelle proprie case. A Roma circa 160mila appartamenti sono vuoti e decine di migliaia di persone vivono in strada».
Roma ce la farà?
«A Roma c’è tanta generosità. Occorre però che anche la politica e le istituzioni si impegnino. Non solo il Comune, ma anche la Regione, il Parlamento e il Governo. I problemi di Roma sono troppo complessi, frutto di decenni di trascuratezza, se non di omissioni e inadempienze. Ma non bisogna fare polemiche, bisogna guardare soprattutto al costruire. Insieme».
(di Marina De Ghantuz Cubbe, Repubblica, edizione Cronaca di Roma, 26 maggio 2025)
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