Azzardo e Vangelo

di Giustino Trincia

Oso accostare il fenomeno scommesse, cioè l’azzardo che tutto è meno che un gioco, con il Vangelo perché in comune c’è la vita delle persone, quelle persone per la cui salvezza Dio padre si è fatto uomo tramite suo Figlio, Gesù Cristo.

Occorre andare oltre e soprattutto più in profondità rispetto ai numeri che sono agghiaccianti, proprio perché di mezzo ci sono centinaia di migliaia di persone, di famiglie che ad ogni latitudine di Roma e del Paese vengono travolte da questo tsunami che si chiama azzardo.

Dai dati ufficiali del Ministero dell’Economia, nel 2024 sono stati spesi 157 miliardi di euro (con un aumento del 6,4%), tra lotterie, videolotterie, slot-machine, gratta e vinci, lotto, sale bingo, giochi on line, superenalotto, scommesse sportive, ecc., con la benedizione dello Stato che di miliardi ne ha incassati “solo” 11,5, da cui vanno però detratti quelli necessari per curare i “malati da gioco” (Gioco d’azzardo patologico) e contrastare fenomeni di illegalità e di malaffare presenti nel settore delle scommesse. Nel Lazio le scommesse hanno assorbito ben 16,7 miliardi. A Roma, sempre nel 2024, siamo arrivati a oltre 8,3 miliardi di euro (più quasi 600 milioni di euro sul 2023!).

Il letargo e la miopia affliggono gran parte della politica ufficiale e delle istituzioni pubbliche; ridotta se non complice è l’attenzione dei media, a causa dell’ingente investimento pubblicitario che l’industria dell’azzardo riversa nei media, nonostante l’enorme somma di denaro sottratta all’economia reale, la disgregazione sociale e la disperazione che c’è dietro di essa, con tantissimi giovani, anziani e famiglie travolti dai debiti causati dal “gioco” che producono distruzione di patrimoni e a volte di vite.

Tutto ciò con il Vangelo ha molto a che fare – “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” Gv 13,34 – e in tante sue parti, perché l’incarnazione di Dio nella storia dell’uomo è un pilastro fondamentale della nostra fede. Dio si rende presente all’uomo di tutti i tempi non solo attraverso i sacramenti e le celebrazioni del memoriale di Cristo suo figlio ma con la testimonianza concreta della sua vicinanza a coloro che sono nel dolore, nella prova e chiama la comunità dei battezzati a fare altrettanto. L’Eucarestia è memoriale vivo e siamo chiamati a viverla nel quotidiano, assumendo anche noi come Gesù ci ha insegnato, quello che vivono gli uomini nel nostro tempo.

È più che mai necessario che la Chiesa ponga al centro un annuncio del Vangelo incarnato, facendosi prossima dei molti schiavi delle scommesse sulla fortuna e sul destino. La Dottrina Sociale della Chiesa ha qui un’ulteriore possibilità di tradursi in comportamenti e in scelte percepibili senza fermarsi alle sue citazioni.

La Caritas di Roma da anni porta avanti un progetto, “No Azzardo” che coinvolge alcune decine di scuole. Occorre però ben altro! Servono omelie dove si parli di questa piaga. Servono programmi pastorali e di animazione delle comunità parrocchiali e civili basate sull’informazione, sulla formazione e sulla sensibilizzazione delle persone e delle comunità: nelle chiese, negli oratori, nei seminari, nelle scuole e nelle università, nei centri sportivi e di socializzazione per giovani, adulti e anziani.

L’azzardo è uno dei tanti volti della solitudine di coloro che da soli non ce la fanno e che hanno bisogno di qualcuno che l’aiuti a ritrovare il senso della vita; ad affrontare certe umane debolezze o difficoltà. Molti dei “dipendenti da gioco” sono in realtà alla ricerca di un buon samaritano (cfr. Lc 10, 25-37) che si chini su di loro, mosso dalla compassione, per essere aiutati anzitutto a salvare le proprie vite e poi a curare le proprie ferite. Un buon samaritano anche nei tempi moderni non fa prediche, non fa morali, ma si spende, dona tempo, amore e tutto ciò che può per diventare segno di speranza e testimone vivo del Vangelo di Cristo.
Non serve giudicare chi vive sulla propria pelle il problema ma donare amore e tanta misericordia che ne è la migliore espressione, sospendendo ogni giudizio perché solo Dio giudica e giudicherà alla fine dei tempi, attraverso suo Figlio.

Noi abbiamo il dovere di aprire gli occhi e smetterla di sottovalutare il fenomeno o, peggio, di chiudere gli occhi e pensare che spetti ad altri o al solo Stato – per di più “complice” – ad affrontare il problema. Dobbiamo farci promotori di un profondo ascolto del perché si scommette; e metterci a fianco e accompagnare le vittime dell’azzardo; sollecitare le istituzioni pubbliche a fare la loro parte: a Roma e nel Lazio mancano servizi e personale sanitario per curare la dipendenza da azzardo; creare alleanze tra credenti e non, tra le molteplici agenzie educative laiche e religiose, tra le stesse realtà ecclesiali e le associazioni di ispirazione cattolica, per un programma di prevenzione e di contrasto dell’azzardo che sia finalmente all’altezza dell’urgenza che i numeri implacabilmente dimostrano.

Giustino Trincia
direttore Caritas di Roma

Condividi