È stato un incontro intenso quello che, nella mattinata di ieri, 24 novembre, ha visto Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, dialogare con gli studenti romani al Polo della Carità “Don Pino Puglisi”, insieme a Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma.
L’appuntamento, dal titolo “Coltivare il diritto alla speranza”, è stato promosso dalla Caritas nell’ambito delle iniziative dedicate alla Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
La testimonianza di Pietro Bartolo
Bartolo ha raccontato ai giovani la sua esperienza di medico dell’isola di Lampedusa, dove dal 1991 al 2019 è stato responsabile delle prime visite ai migranti in arrivo. Con un linguaggio diretto e senza retorica, ha parlato di ciò che ha visto: vite salvate, violazioni dei diritti umani, storie spezzate. «Devono conoscere la realtà dei fatti», ha detto ai ragazzi. «Dovete informarvi, scegliere, capire da che parte stare. Non fatevi imbrogliare da nessuno quando si parla di vite umane».
Ha condiviso episodi che hanno segnato la sua vita, come la storia di Kebrat, data per morta nel naufragio del 3 ottobre 2013 e poi riportata alla vita grazie al suo intervento, o quella di Mustafa, salvato dal freddo stringendolo al petto per ore. Racconti che hanno commosso gli studenti e restituito la misura di una sofferenza spesso ignorata.
Educare lo sguardo
Bartolo ha sottolineato quanto sia fondamentale educare i giovani a uno sguardo capace di riconoscere chi arriva nel nostro Paese in cerca di protezione e futuro. «Racconto la mia esperienza per dare speranza e perché possano immaginare risposte nuove al tema delle migrazioni», ha spiegato. «Quando mi chiedono cosa possono fare, rispondo: parlate, condividete ciò che avete ascoltato. Anche convincere una sola persona, per me, è già una grande vittoria».
La voce dei ragazzi: una “nuvola” di speranza
Dopo gli interventi di Bartolo e le testimonianze degli operatori e degli ospiti dei servizi per minori, agli studenti è stato chiesto che cosa significasse per loro la speranza.
È nata così una nuvola di parole che ha raccolto pensieri e sensibilità: relazioni, comunità, responsabilità, accoglienza, futuro, fiducia, diritti.
Segni di una generazione che vuole crescere con uno sguardo attento e umano, sostenuta da chi, come Bartolo, continua a ricordarci cosa significa mettersi al servizio degli altri.





