La scomparsa del cardinale Camillo Ruini, avvenuta nella tarda serata del 16 giugno a 95 anni, non è solo la perdita di una figura centrale della Chiesa italiana, ma il saluto a un pastore che ha guidato la Diocesi di Roma in stagioni cruciali, lasciando un segno indelebile anche nel cuore della nostra Caritas.
Proprio in occasione del 25° anniversario di fondazione della Caritas diocesana, il 10 ottobre 2004, il Cardinale Ruini volle fissare nella lettera pastorale “Quel paziente cammino che rende credibili” i pilastri del nostro cammino, parole che oggi, nel momento del commiato, risuonano con una forza profetica ancora intatta.
Nel suo scritto, il Cardinale ci ricordava che celebrare una ricorrenza non significa solo fare memoria dello sforzo prodotto o contare i numeri dell’assistenza, ma fare una “sosta per riprendere con maggiore vigore il cammino”. La sua visione non era mai meramente assistenziale: egli spronava la Caritas a non dimenticare la sua funzione pedagogica, esortando ogni comunità parrocchiale a farsi carico dei poveri, non come atto di facciata, ma come risposta all’amore di Dio.
Il cardinale Ruini ha sempre compreso che la povertà non è solo uno status, ma un processo di “non integrazione”. Per questo, ci ha sempre invitato a una spiritualità della condivisione e dell’essenzialità. Non ci chiedeva di essere “eroi” o “benefattori”, ma uomini e donne capaci di costruire “ponti relazionali” con chi vive nell’abbandono. Per lui, il vero servizio consisteva nel saper ascoltare l’altro, ospitando non solo le parole, ma il mondo interiore di chi incontriamo.
In quella preziosa lettera, tracciò le coordinate per il futuro, indicando nella famiglia, nei giovani e nell’impegno culturale le priorità per un’azione pastorale davvero feconda. Ci chiamò a essere “coscienza critica” di una società che cambia, restando fedeli al mandato evangelico: essere cittadini nel mondo, ma non del mondo.
Oggi, mentre piangiamo la sua scomparsa, accogliamo l’invito che egli stesso rivolse a noi, affidando il nostro futuro a Maria: “Fate quello che Egli vi dirà”. La sua testimonianza di amore per la Chiesa di Roma e per i suoi poveri resta la bussola per il nostro lavoro quotidiano. Grazie, Eminenza, per aver insegnato a questa Caritas a guardare sempre verso l’infinito, senza mai smarrire il volto di Cristo nel fratello che soffre.
Giustino Trincia
direttore Caritas diocesana di Roma


