I giovanissimi delle parrocchie di Saccolongo e Creola, in provincia di Padova, hanno vissuto un’esperienza di servizio alla Mensa serale e all’Ostello “Don Luigi Di Liegro”. Un incontro con tante storie di fragilità che ha cambiato il loro modo di guardare le persone e la povertà.
«Torniamo a casa con il cuore gonfio di emozioni». È con queste parole che i ragazzi e gli educatori del gruppo Giovanissimi delle parrocchie di Saccolongo e Creola, in provincia di Padova, hanno concluso la loro esperienza di servizio presso la Mensa serale e l’Ostello della Caritas di Roma “Don Luigi Di Liegro”.
Durante il campo scuola, i giovani hanno affiancato operatori e volontari nei servizi di accoglienza di via Marsala, entrando in contatto diretto con le persone che ogni giorno si rivolgono alla Caritas per ricevere un pasto, trovare un luogo in cui dormire o incontrare qualcuno disposto ad ascoltare.
Un’esperienza che ha permesso loro di superare stereotipi e rappresentazioni semplicistiche della povertà.
«Abbiamo visto varcare quelle porte persone senza dimora, uomini e donne che faticano ad arrivare alla fine del mese, rifugiati, migranti, vittime di violenza e persone che hanno perso tutto dopo essersi fidate di qualcuno. Persone giovani, adulte e anziane, con vestiti consumati oppure eleganti, curate o profondamente segnate dalle difficoltà della vita».
Esteriorità diverse, così come differenti erano i vissuti, le fragilità e le speranze custodite da ciascuno. «In ogni volto abbiamo incontrato una storia», raccontano i ragazzi.
Imparare ad andare oltre
L’incontro non è stato sempre immediato. Soprattutto nei primi momenti, alcune reazioni aggressive o parole difficili da accogliere hanno provocato disorientamento e timore.
Il confronto con gli operatori e i volontari ha però aiutato i giovani a comprendere che, dietro determinati comportamenti, possono nascondersi anni di sofferenza, solitudine, esclusione e perdita di fiducia negli altri. Affidandosi all’esperienza di chi opera quotidianamente nei servizi, i ragazzi hanno imparato a non fermarsi alla prima impressione e a guardare oltre gli scontri, i pregiudizi e le paure.
«Abbiamo potuto apprezzare i tanti sorrisi e i numerosi “grazie” ricevuti. È sorprendente quanto un gesto semplice, come dire “Buonasera” o “Buona cena”, possa fare la differenza».
Durante il servizio hanno cercato di offrire ciò che spesso vale più di molte altre cose: un sorriso, un ascolto sincero e la disponibilità a condividere anche soltanto un breve tratto di strada.
Una rete che può fare la differenza
Attraverso il dialogo con gli ospiti, i giovani hanno compreso che la distanza tra chi offre un servizio e chi lo riceve è molto più sottile di quanto si possa immaginare.
«Ci siamo resi conto che, in fondo, le persone incontrate non sono così diverse da noi. La differenza non sta nel valore di ciascuno, ma anche nella possibilità di poter contare su una rete di affetti, amicizie e sostegno capace di accompagnare nei momenti di maggiore fragilità».
Molte delle persone accolte alla mensa e all’ostello hanno dovuto affrontare da sole situazioni dolorose, senza una famiglia, degli amici o una comunità in grado di sostenerle.
Questa consapevolezza ha aiutato i ragazzi a sviluppare uno sguardo nuovo, meno incline al giudizio e maggiormente capace di riconoscere la dignità e il valore presenti in ogni persona.
Il servizio cambia chi lo vive
Al termine dell’esperienza, i partecipanti sono tornati a casa più consapevoli della propria condizione, della presenza di una famiglia e di persone fidate sulle quali poter contare.
Portano con sé i dialoghi condivisi, i volti incontrati e un’attenzione più profonda verso chi attraversa una condizione di difficoltà.
«Torniamo più aperti all’ascolto e meno inclini al giudizio, con uno sguardo capace di riconoscere il valore di ogni persona. Ci portiamo a casa tanti incontri che difficilmente dimenticheremo e la consapevolezza che il servizio non cambia soltanto chi lo riceve: cambia, prima di tutto, chi lo vive».





