Con lo sguardo dei poveri nel cuore

In molti a Roma lo salutano con affetto e riconoscenza. In molti avrebbero voluto farlo di persona e allora mi sono permesso queste righe pensando anche a loro.

Don Ben è arrivato a Roma il 23 novembre 1996, alle 6.20, dopo due giorni di viaggio e ora, a pochi giorni dai suoi 25 anni di ordinazione sacerdotale, papa Leone XIV, lo ha nominato pastore di due Chiese del Sud, per continuare ad annunciare l’amore di Dio Padre al suo Popolo. È quello che don Ben ha sempre fatto, con quel misto di umanità, passione e concretezza che l’hanno reso amico e fratello di molti credenti e no, nei molteplici ambienti che ha frequentato. È un nuovo inizio per lui, con nuove e impegnative responsabilità, ma è anzitutto un dono del Signore per le comunità di Matera-Irsina e Tricarico al cui servizio è stato posto.

Quello che lascia tra noi e porta nel suo bagaglio è, innanzitutto, una grande fedeltà allo sguardo, alle attese di speranza e di giustizia delle persone più fragili. Appare questo il tratto distintivo del suo stile pastorale, la vera bussola che l’ha fin qui orientato nel suo ministero.  Lo abbiamo visto da vicino nei suoi anni alla guida della Caritas di Roma e poi nel servizio come Vescovo ausiliare della Diocesi di Roma per la Diaconia della carità, nella pastorale sanitaria, nella pastorale carceraria e in quella rivolta ai Rom, Sinti e Carminanti e nel suo servizio alla Comunità del Diaconato.

Ognuno di noi porta con sé le sue radici, la sua storia, i suoi pregi e i suoi limiti. In don Ben tutto questo si è tradotto, senza formalismi, nella naturalezza di una carità incarnata, fatta di ascolto, presenza, e rispetto delle storie. Una carità che ha scelto la prossimità, la cura delle “relazioni corte”, come stile e la promozione umana come orizzonte. Ha sempre cercato di andare oltre l’assistenza, senza mai disprezzarla, per accompagnare invece le persone verso la dignità, la giustizia, i diritti.

Un grande insegnamento che ci ha trasmesso è l’umiltà dell’ascolto, indispensabile per accogliere più voci, più storie, più punti di vista e per giungere – con pazienza e discernimento – alla decisione migliore. E in questo modo ha fatto crescere processi, relazioni, fiducia, persone.

Nelle nuove Diocesi non arriverà con schemi precostituiti ma con il tesoro del Vangelo e della Dottrina Sociale della Chiesa, per ascoltare, guardare le realtà e trovare le strade migliori da percorrere coinvolgendo quanto più possibile tutti, perché la buona carità della Chiesa è frutto della preghiera, del discernimento dello Spirito e di un’opera collettiva, che si costruisce nel tempo.

Nel momento in cui rinnovo a don Ben il mio personale grazie per l’esempio e il sostegno di questi anni, il mio augurio – che è anche quello di tutta la Direzione della Caritas di Roma e dei numerosi animatori della carità delle Parrocchie e degli operatori delle nostre “opere segno” – è che possa portare in quelle terre la sua energia, la sua serenità e soprattutto quelle qualità che lo contraddistinguono come uomo di Chiesa: la sobrietà; l’apertura al nuovo nella fedeltà alla tradizione; la fiducia nel Vangelo che cambia la vita, soprattutto quando passa per le mani e gli occhi degli ultimi.

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