«Quando i miei figli mi chiederanno come è cambiata la nostra vita, parlerò di voi. Dirò che in Italia ho incontrato persone che hanno aperto il loro cuore a un rifugiato e che, grazie alla loro fiducia, hanno cambiato il futuro di un’intera famiglia».
Khan G. ha affidato a queste parole, messe su carta, il ringraziamento alla Caritas di Roma e alla comunità dei Giuseppini del Murialdo, che lo hanno accompagnato nella costruzione di una nuova vita. Le ha pronunciate durante l’incontro organizzato per salutare la comunità religiosa nella quale era stato accolto per circa due anni, prima di trasferirsi in una casa presa in affitto con le proprie forze.
Originario del Sud Sudan, Khan è stato costretto a lasciare il proprio Paese nel 2013 a causa della guerra. Per sette anni ha vissuto nel campo profughi di Kule, in Etiopia, continuando a credere che lo studio potesse cambiare il suo futuro.
Nel 2021 è arrivata l’opportunità del progetto UNICORE – University Corridors for Refugees, promosso da UNHCR, Università Luiss Guido Carli e Caritas e sostenuto dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Il progetto permette a studenti rifugiati di raggiungere l’Italia attraverso corridoi universitari e di proseguire il proprio percorso di formazione.
Khan è arrivato a Roma il 22 settembre 2021 per frequentare la Luiss Guido Carli. La Caritas di Roma, tutor del progetto, lo ha accompagnato fin dall’inizio nel percorso di inserimento universitario e sociale. Nel 2023 Khan ha conseguito la laurea magistrale in Data Science and Management. Quel traguardo importante, tuttavia, ha aperto una nuova fase segnata da molte incertezze.
Dopo la laurea non aveva ancora un lavoro stabile né un luogo in cui vivere. Desiderava rimanere in Italia, costruire qui il proprio futuro e presentare domanda di asilo.
La Caritas di Roma ha continuato ad accompagnarlo anche in questo passaggio, sostenendolo nella procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e nella ricerca di una soluzione di accoglienza.
È stato così accolto nella rete del CAS diffuso della Caritas di Roma all’interno della Casa generalizia dei Giuseppini del Murialdo, una realtà particolarmente attenta ai giovani e agli studenti, in coerenza con il carisma educativo della congregazione. «Qui non ho trovato soltanto un alloggio. Ho trovato una famiglia».
Nella comunità Khan ha trascorso circa due anni. Ha migliorato la conoscenza dell’italiano guardando il telegiornale insieme ai padri e frequentando il CPIA in Corso Vittorio Emanuele. Ha poi trovato lavoro in un ristorante e, nonostante i turni impegnativi, ha continuato il proprio cammino verso l’autonomia.
A farlo sentire davvero parte della casa sono stati anche alcuni gesti quotidiani. Khan ricorda in particolare quando gli sono state affidate le chiavi del cancello e la responsabilità dell’allarme: «Un gesto semplice, ma per me molto significativo». Un segno concreto della fiducia che la comunità aveva riposto in lui.
In quegli anni ha dovuto affrontare anche sofferenze profonde e gravi lutti familiari, insieme alla preoccupazione per i propri cari rimasti lontani. «Nonostante questi dolori, il vostro sostegno mi ha dato la forza di andare avanti», ha detto rivolgendosi a quanti gli sono rimasti accanto.
La stabilità raggiunta gli ha permesso di aiutare anche la propria famiglia. Khan è riuscito a trasferire la moglie e i due figli in un luogo più sicuro, dove possono avere accesso alla scuola, all’assistenza sanitaria e all’acqua pulita. Uno dei figli ha concluso la scuola dell’infanzia e inizierà presto la scuola primaria.
Oggi Khan vive in una casa presa in affitto con il proprio lavoro ed ha avviato un piccolo centro informatico, dove offre servizi di stampa e fotocopie e insegna gratuitamente informatica a chi non può permetterselo.
È l’inizio di una nuova fase della vita del giovane Khan, nella quale il bene ricevuto diventa a sua volta un’opportunità offerta agli altri.