Ci sono pomeriggi in cui l’aula è bene che si sposti all’aperto, dove il tetto lascia il posto al cielo. È quello che è successo durante l’ultima giornata di formazione dedicata a un gruppo di giovani migranti, presso la struttura di accoglienza Caritas del Ferrhotel in Via del Mandrione, uniti per cercare un pezzo del loro futuro qui a Roma.
L’obiettivo della giornata era apparentemente semplice, parlare di fiducia e di regole di convivenza. Concetti che spesso, spiegati alla lavagna, rischiano di suonare freddi o distanti. Per questo abbiamo scelto la strada del gioco e del corpo, l’unico vero linguaggio che non ha bisogno di dizionari per essere compreso.
L’attività è iniziata all’aperto, rompendo subito il ghiaccio con alcuni giochi di cooperazione. Lo spazio aperto si è poi trasformato nel campo da gioco ideale per un’avvincente sfida a squadre, dove l’unico strumento per superare l’impossibile era una semplice corda.
Il gioco si chiama ‘Il Quadrato Perfetto’”. Bendati, privati della vista, i ragazzi hanno dovuto fare affidamento sull’unica che rimaneva loro: la voce. Nel buio della benda, il linguaggio comune è diventato l’ascolto. La sfida non era la geometria, ma la fiducia. In quel momento non si era ospiti ed operatori, ma persone che cercavano, insieme, la stessa forma.
Altro momento intenso è stato senza dubbio il gioco della “fiducia alla cieca”. Divisi a coppie, un ragazzo doveva chiudere gli occhi e lasciarsi guidare dal compagno lungo un percorso sul terreno di gioco.
All’inizio c’era timore: minuto dopo minuto però, l’ascolto ha preso il sopravvento. Chi guidava ha dovuto imparare a dosare le parole e i gesti, assumendosi la responsabilità della sicurezza dell’altro; chi era bendato ha dovuto fare la cosa più difficile: affidarsi.
Quando i ragazzi si sono tolti la benda, i sorrisi erano diversi. C’era la consapevolezza che, per camminare sicuri in un posto nuovo, serve una mano tesa di cui potersi fidare. “Senza ascolto non vince nessuno, ci si fa solo male”, ha detto uno di loro
Da queste attività è nata poi una discussione su cosa significhi “fiducia” o “vivere bene in comunità”. Le regole sono lo scudo che protegge i più deboli e garantisce a tutti lo stesso spazio di libertà e rispetto.
La sessione si è conclusa con un momento di restituzione visiva. Davanti alla lavagna, i post-it colorati hanno iniziato a coprire il bianco della carta: ogni ragazzo ha “attaccato” la propria riflessione, spiegando al gruppo come la difficoltà di quel quadrato rispecchi la fatica (ma anche la bellezza) del vivere insieme ogni giorno. Quei foglietti non sono solo appunti, ma i prossimi passi che i giovani del Ferrhotel hanno deciso di compiere, insieme, verso una convivenza sempre più solida e consapevole.
Flavio e Laura
volontari Ferrhotel