Venerdì 27 marzo, alle ore 18, la Stazione Termini diventerà luogo di preghiera e incontro. In uno degli spazi più attraversati e insieme più segnati dalla fragilità, la comunità si ritroverà accanto alle persone senza dimora per la tradizionale Via Crucis degli invisibili. A presiedere l’appuntamento sarà mons. Michele Di Tolve, vescovo ausiliare della diocesi di Roma.
Non sarà soltanto una celebrazione, ma un gesto condiviso che attraversa la città e le sue ferite. La Passione di Cristo si intreccia con le storie di oggi, segnate da solitudini profonde, precarietà economica, migrazioni forzate e indifferenza. Volti spesso ignorati diventano presenza viva, compagni di strada con cui sostare e riconoscersi.
Il tema scelto, “Il cammino della croce, via della Pace”, orienta l’intero percorso. La pace non è evocata come idea astratta, ma come scelta concreta che nasce dall’incontro con chi vive ai margini. In un tempo attraversato da tensioni e conflitti, questo appuntamento richiama alla responsabilità personale e collettiva: costruire relazioni, abbattere distanze, restituire dignità. La croce, così, si fa strada possibile per ricucire ciò che è diviso.
Il momento di preghiera inizierà nella Basilica del Sacro Cuore di Gesù al Castro Pretorio, in via Marsala 42, con la celebrazione eucaristica. Da lì partirà il cammino lungo via Marsala, fino a raggiungere l’Ostello Caritas Don Luigi Di Liegro, al civico 109.
Ad animare la Via Crucis saranno i volontari e gli ospiti dell’ostello, luogo di accoglienza che ogni giorno offre non solo un riparo, ma ascolto, relazioni e opportunità di ripartenza. Accanto, la Mensa serale “Giovanni Paolo II” garantisce un pasto caldo, segno concreto di una prossimità che non si ferma alle parole.
Proprio la porta della mensa è diventata negli anni simbolo di misericordia. Il 14 febbraio 2010 fu visitata da Benedetto XVI, mentre il 18 dicembre 2015 Papa Francesco vi aprì la Porta Santa della Carità. In quell’occasione ricordò come proprio lì si incontrano gli scartati, invitando ciascuno a riconoscere il proprio bisogno e a lasciarsi trasformare dall’incontro.
La Via Crucis degli invisibili torna così a interrogare la città. Non solo memoria della sofferenza, ma un invito a scegliere la pace, passo dopo passo, a schierarsi accanto a chi troppo spesso resta senza voce.
